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La pubalgia è un’infiammazione che interessa la zona pubica, addominale, inguinale, fino alla zona interna delle cosce, ed i muscoli che su essa prendono inserzione: adduttori, addominali (retto e obliqui), piramidale e pettineo.

Nella maggior parte dei casi, rientra tra le “patologie da sovraccarico”, la cui origine si fa risalire a una serie di microtraumi ripetuti nel tempo che possono creare danni a livello dei punti di inserzione dei muscoli sull’osso pubico. Calciatori, schermidori, tennisti, ballerini e, più in generale, chiunque pratichi un’attività fisica che richieda un’intensa sollecitazione delle gambe, sono le vittime predilette della pubalgia. Il  sesso maschile sembra essere maggiormente colpito.

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TIPOLOGIE

Le cause sono davvero tante; ne sono state identificate, in letteratura, più di 70. E’possibile raggrupparle in maniera logica, suddividendo gli eventi in tre gruppi ben distinti:

La più frequente causa, è sicuramente lo sbilanciamento funzionale tra i muscoli addominali e il muscolo adduttore, con il secondo che risulta essere quasi sempre molto più forte e tonico. Talvolta la comparsa di una pubalgia è secondaria ad una contrattura o stiramento dei flessori dell’anca, i quali inducono un cambiamento nella postura. Può contribuire anche una eccessiva lordosi lombare, che determina retroversione del bacino, con stiramento e sovraccarico nella zona inguinale, dove si inseriscono adduttori e retto dell’addome.

In certi casi, il dolore compare in seguito a continui allenamenti su terreni non adatti (troppo morbidi o troppo duri), o per calzature che modificano la dinamica della corsa, con sovraccarico della zona pubica.

Esiste una particolare variante della pubalgia che colpisce le donne in gravidanza: man mano che il feto cresce, si ha retroversione del bacino con iperlordosi, condizione che favorisce l’insorgenza della patologia, oltre ad uno stiramento della muscolatura dell’addome. Inoltre man mano che la gravidanza procede, il corpo secerne un ormone, chiamato relaxina, che rende le articolazioni più morbide ed elastiche (tra cui la sinfisi pubica, fattore molto importante durante il parto).

Causa molto particolare, è  quella che vede la pubalgia correlata alla masticazione e, di conseguenza, alla postura: una malocclusione può creare tensioni a livello dei muscoli masticatoi, tensione che viene poi trasmessa alla regione cervicale ed a tutto il sistema posturale.

SINTOMI, DIAGNOSI, TERAPIA

sintomi sono molto fastidiosi e in genere si tratta di dolori di varia entità e/o una sensazione di bruciore che coinvolge la zona inguinale, pubica, scendendo fino all’interno coscia.

Inizialmente il dolore si limita al momento del risveglio mattutino e nelle prime fasi di allenamento (sportivi); con l’aggravarsi della patologia, diventa costante.

Esistono vari gradi di infiammazione, in base ai quali si orienta in modo diverso la terapia.

Grado 0: è un dolore leggero, spesso silente, che viene messo in evidenza alla palpazione, ma che non inficia minimamente la deambulazione

Grado 1: è una pubalgia che il paziente avverte solo quando prova a praticare lo sport, ma che passa dopo aver terminato. È il grado più sottovalutato: la maggior parte delle persone tende  a non considerare la sintomatologia, a “stringere i denti” sperando che passi da sola.

Grado 2: Il dolore persiste anche dopo la pratica sportiva, e il paziente lo avverte anche camminando normalmente. E’ un grado importante di infiammazione che va curato subito, per evitare che peggiori e passi al grado successivo

Grado 3: (tendinosi cronica): in questo grado il paziente ha un dolore che gli impedisce anche solo di camminare: è molto forte e, soprattutto, tende a non risolversi, neppure con gli antinfiammatori. I tempi di recupero sono molto lunghi e non sempre le cure rispondono in maniera soddisfacente, limitando molto l’attività sportiva anche per mesi.

La diagnosi è quasi sempre di tipo clinico: il medico, durante la visita, esegue dei test per mettere in evidenza se il dolore è causato dalla stimolazione contro resistenza dell’adduttore o del retto dell’addome. La palpazione è molto importante e  spesso aiuta a fare diagnosi differenziale con l’ernia inguinale. Va considerata anche la possibilità di dolori al testicolo e di una appendicite, in quanto, entrambe le condizioni, irradiano dolore in zona inguinale.

A conferma, ecografia e/o risonanza magnetica, possono evidenziare uno stato infiammatorio più o meno severo, con eventuale presenza di calcificazioni in sede inserzionale o di lesioni muscolari.

La terapia in fase acuta, si basa essenzialmente sul riposo, per evitare di complicare la situazione, oltre alla crioterapia (applicazione locale di ghiaccio, 2-3 volte al giorno); si associa terapia medica (antinfiammatori-antidolorifici), a cui può seguire fisioterapia (onde d’urto, laserterapia).

Passata la fase acuta, è utile un programma di riabilitazione con esercizi di rinforzo muscolare, stretching dei muscoli adduttori, mesoterapia, accorgimenti per correggere la postura, ginnastica propriocettiva (per recuperare la capacità di rispondere adeguatamente agli stimoli variabili che provengono sia dal terreno, sia dall’attività sportiva in carico). Utile, in questa fase, il supporto di altre terapie fisico-strumentali (magnetoterapia, ultrasuoni)

Nella maggior parte dei casi la terapia medica è sufficiente. Nelle forme più gravi, si può ricorrere alla terapia infiltrativa locale, mentre la chirurgia è riservata solo a rari casi selezionati (principalmente per eliminare le calcificazioni, in artroscopia).

IMPORTANZA DELLE TERAPIE FISICHE

EFFETTI DELLA T.E.N.S. (Stimolazione Elettrica NervosaTranscutanea)

Non è la terapia di elezione ma, utilizzandola nella fase subacuta/cronica, si ottiene riduzione del dolore (azione locale diretta e produzione di endorfine catecolamine endogene).

Con applicazioni ripetute, si migliora il microcircolo a livello dei  muscoli infiammati, ripristinando la funzionalità cellulare e riducendo la contrattura muscolare.

EFFETTI DELLA MAGNETOTERAPIA

L’utilizzo della magnetoterapia a bassa frequenza è di grande aiuto nella fase post-acuta,  poiché rilassa i muscoli che si inseriscono sulla sinfisi pubica, diminuendo le possibilità di rottura nella zona interessata. Induce scomparsa della sintomatologia dolorosa e, con applicazioni ripetute nel tempo, favorisce la riattivazione del microcircolo locale (apporto di ossigeno ed eliminazione rapida delle sostanze ad azione pro-infiammatoria, prodotte dalle cellule tissutali sofferenti). Si risolve in tal modo l’infiammazione, con conseguente miglioramento della funzionalità: l’effetto è tanto più significativo, quanto più alla terapia viene associata un’adeguata riabilitazione fisico-posturale.

EFFETTI DELLA TERAPIA CON ULTRASUONI

L’effetto degli ultrasuoni, è dovuto allo sviluppo di calore, che esercita azione antidolorifica,  migliora la funzionalità  cellulare, agevola la riparazione dei danni ed accelera la risoluzione dei processi infiammatori. Questa terapia è di grande aiuto per stimolare il riassorbimento edematoso e sciogliere le aderenze che si formano durante la guarigione. Determina anche rilassamento dei muscoli contratti (sempre per effetto termico, oltre che  per l’azione di micro-massaggio tissutale).

Gli ultrasuoni non sono utilizzabili nella fase acuta, in presenza di ematomi ed in caso di osteoporosi.