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DEFINIZIONE

La spina dorsale è costituita da ossa (vertebre) rivestite da piccoli dischi di cartilagine, formati da uno strato duro esterno (anello) e da uno strato morbido interno (nucleo); questi dischi agiscono come molle, assorbendo gli urti e consentendo i movimenti della colonna, proteggendola dallo stress del lavoro e dal sollevamento di pesi. Quando si verifica un’ernia, una piccola porzione del nucleo si spinge in fuori attraverso una lacerazione dell’anello fibroso nel canale spinale. Questa situazione può causare l’irritazione di uno dei nervi spinali. L’ernia del disco è più spesso il risultato di una graduale usura e lacerazione collegata all’invecchiamento, chiamata degenerazione dei dischi; con l’invecchiamento, i dischi intervertebrali perdono parte del loro contenuto di acqua e diventano meno flessibili e più inclini allo strappo o alla rottura.

Analoga è la protusione discale, condizione in cui le fibre degli strati profondi dell’anello fibroso,  degenerano e si fessurano; alcuni frammenti del nucleo sfuggono verso la parte posteriore, causando una sporgenza che deriva dalla spinta sulle fibre superficialiancora integre, del disco. La distensione delle fibre superficiali e la pressione sul legamento longitudinale posteriore può dar luogo spesso a dolore lombare con sintomatologia che si può irradiare anche agli arti inferiori.

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Figura 1 – Ernia

Può coinvolgere le porzioni cervicale, dorsale e lombo-sacrale del rachide. E’ 15 volte più frequente in regione lombare/lombosacrale, rispetto alla regione cervicale; le ernie del disco dorsali sono molto più rare. I dischi posti tra le prime due vertebre cervicali, le vertebre dell’osso sacro e del coccige non possono sviluppare erniazione.

In generale, i maschi hanno una incidenza leggermente superiore rispetto alle femmine.

TIPOLOGIE

In rapporto alla sede, si possono avere ernie postero laterali, ernie postero mediali ed ernie mediane.

In rapporto al grado di fuoriuscita del nucleo, le ernie si distinguono in contenute  (l’anello è sfiancato ma non completamente rotto); protrusa (da non confondere con la protrusione), spostamento parziale del nucleo, che rompe le fibre dell’anulus e il legamento posteriore, ma rimane in parte attaccato al centro del disco; espulsa (o migrata), quando vi è rottura dell’anello e fuoriuscita nel canale vertebrale di materiale discale.                                                                                          In rapporto all’età dell’ernia si distinguono un’ernia matura (il nucleo fuoriuscito dal disco  appare molto ingiallito e opaco) ed un’ernia immatura (il nucleo è ancora bianco e lucido).

Tra i fattori di rischio, ci sono: età (più comuni tra i 35 e i 45 anni) – fumo (rischio legato alla diminuzione dei livelli di ossigeno nel sangue) – peso (stress sui dischi, soprattutto in regione lombare) – altezza (uomini > 180 cm. e donne > 170 cm. sembrano avere un rischio maggiore) – tipologia di lavoro (sollevare, tirare, spingere, flettere lateralmente e ruotare ripetutamente la schiena può aumentare il rischio di ernia discale; lo stesso dicasi per lavori che richiedono una prolungata posizione seduta o in piedi nella stessa posizione).

SINTOMI, DIAGNOSI, TERAPIA

Il sintomo principale è il dolore, diverso a seconda della zona interessata.                                L’ernia lombare (più frequente), esordisce in genere con una lombalgia acuta e/o sciatalgia. Nella maggior parte dei casi si ha la guarigione spontanea (da 4 settimane ad alcuni mesi). Nei casi di deficit neurologici (perdita di forza o di sensibilità) si ricorre alla chirurgia (laminectomia) che,in genere risolve la sciatica, ma non risolve la tendenza a soffrire di mal di schiena.                                                                                                                Nel raro caso di ernia dorsale, ci può essere un’estensione del dolore a tutto il torace, che simula le sensazioni tipiche dell’infarto miocardico.                                                                                      L’ernia cervicale, può provocare rigidità, mal di testa, disturbi alla vista, torcicollo e vertigini.       Il vero problema dell’ernia del disco non è tanto il singolo episodio, che può guarire, bensì la tendenza alle recidive. La probabilità di recidive sembra uguale sia con che senza l’intervento chirurgico. Di recente, si è consolidata l’ipotesi che i problemi legati all’ernia del disco non siano causati dalla compressione sulla radice nervosa, bensì dal processo infiammatorio che si crea per la fuoriuscita del materiale discale.                                                                                                                                               Solo il 5% dei problemi dell’ernia del disco, sono dovuti all’ernia, e gran parte delle  persone con protrusioni od ernie, non sanno di averle ! Nella maggior parte dei casi non è l’ernia in se a crear problemi, ma ciò che si crea intorno: contrattura muscolare – infiammazione – dolori artrosici.

La diagnosi, nella maggior parte dei casi di ernia del disco, si fa fondamentalmente con l’esame fisico (test di flessione della coscia ed esame neurologico). Per localizzare e qualificare il danno, si eseguono test diagnostici strumentali, quali: Rx (non rilevano l’ernia, ma escludono altre cause di dolore alla schiena, come un’infezione, un tumore o un osso rotto), TAC e, soprattutto, risonanza magnetica (conferma la posizione dell’ernia e identifica i nervi interessati). Per

La terapia utilizza prevalentemente trattamenti conservativiEvitando posizioni dolorose, applicando impacchi freddi e caldi (inizialmente impacchi freddi per alleviare il dolore e l’infiammazione; dopo alcuni giorni si può passare al calore lieve per dare sollievo e ristoro), eseguendo esercizi per la schiena e prendendo farmaci antidolorifici-miorilassanti, si alleviano i sintomi in nove persone su dieci. Utilizzata anche l’ ozonoterapia (combinazione ossigeno-ozono che, con effetto ossidativo nella regione di inoculazione, riduce la sporgenza del disco e, di conseguenza, la compressione sul nervo). Tra le terapie alternative, il massaggio decontratturante, l’agopuntura (sollievo a breve termine), la manipolazione chiropratica spinale (non appropriata in caso di sciatica).                                                                                                  Fondamentale inoltre è agire sull’infiammazione con terapie fisiche: laserterapia, tecarterapia, tens, ionoforesi e magnetoterapia.                                                                                                                                                                          Da ultimo la riabilitazione posturale è fondamentale (per prevenire le recidive  e mantenere i risultati ottenuti con la fisioterapia).                                                                                                    Il 10% delle persone con ernia del disco devono peraltro sottoporsi ad intervento chirurgico, che si può rendere necessario se la terapia conservativa non riesce a migliorare i sintomi dopo sei settimane.

IMPORTANZA DELLE TERAPIE FISICHE

EFFETTI DELLA T.E.N.S. (Stimolazione Elettrica NervosaTranscutanea)

Con l’utilizzo della T.E.N.S. nel trattamento dell’ernia discale cervicale e lombare, si ottiene netta riduzione del dolore (azione locale diretta sulle fibre dolorifiche e stimolazione della produzione endogena di endorfine catecolamine). Con applicazioni ripetute, si migliora la microcircolazione  a livello dei tessuti  infiammati (disco e, soprattutto, muscolo), rendendo più funzionali le cellule sofferenti. Nello stesso tempo, si riduce la contrattura muscolare, che tende a schiacciare ulteriormente il disco intervertebrale.

EFFETTI DELLA IONOFORESI

Utile anche la Ionoforesi, che permette di veicolare un farmaco (antidolorifico o miorilassante, purchè dotato di polarità) attraverso la pelle, nella zona interessata dal processo infiammatorio doloroso, sfruttando una stimolazione elettrica.

Nella Ionoforesi, è il farmaco ad avere effetto curativo, non la stimolazione.

In caso di ernia discale, l’azione prevalente sarà rivolta a ridurre l’infiammazione dei muscoli paravertebrali, nella zona di colonna interessata, con sollievo dal dolore.

EFFETTI DELLA MAGNETOTERAPIA

L’utilizzo della Magnetoterapia è di grandissimo aiutoquando la causa del dolore alla schiena è da ricondurre a patologie del rachide, quali ernie e protrusioni discali. Nella cura dell’ernia, porta ad una rapida scomparsa della sintomatologia dolorosa e, con applicazioni ripetute nel tempo, favorisce la riattivazione del microcircolo locale (apporto di ossigeno, necessario per la corretta funzione cellulare, ed eliminazione rapida delle sostanze ad azione pro-infiammatoria, prodotte dalle cellule tissutali sofferenti). Si risolve in tal modo l’infiammazione, con conseguente miglioramento della funzionalità del disco intersomatico, tanto più significativo quanto più viene associata un’adeguata riabilitazione posturale.

Tutti gli effetti della magnetoterapia, sono ancor più evidenti se si utilizza contemporaneamente la  T.E.N.S. per decontrarre la muscolatura.

EFFETTI DELLA TERAPIA CON ULTRASUONI

L’effetto analgesico degli ultrasuoni, è dovuto all’azione del calore.

Tale metodica inoltre,  migliora la funzionalità  cellulare , agevola la riparazione dei danni ed accelera la risoluzione dei processi infiammatori.

Determina anche rilassamento dei muscoli contratti (sempre per effetto termico, oltre che  per l’azione di micro- massaggio tissutale).

Va peraltro ricordato che gli ultrasuoni non sono utilizzabili nelle forme infiammatorie acute, in presenza di ematomi, oppure in caso di osteoporosi.