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DEFINIZIONE

Osteoporosi significa letteralmente porosità dell’osso: si manifesta quando perdiamo troppo tessuto osseo o ne produciamo troppo poco o le due condizioni sono presenti contemporaneamente nel nostro organismo.
Oltre ad una riduzione della massa , cioè della quantità dell’osso, è presente anche un’alterazione della sua architettura, cioè della qualità. Questo porta a una maggiore fragilità dell’osso e lo espone al rischio di fratture. Le regioni più frequentemente coinvolte sono l’anca, la colonna vertebrale toracica e lombare, il polso e la spalla. Molto spesso questo impoverimento progressivo dell’osso si verifica senza sintomi, così che la malattia, se non ricercata attraverso esami specifici, viene frequentemente diagnosticata in occasione di una frattura, che può derivare da un trauma di lieve entità. Se non adeguatamente trattata, porta a diminuzione della qualità e della speranza di vita, con complicanze dovute alle fratture

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La probabilità di ammalarsi di osteoporosi aumenta con l’aumentare dell’età fino a colpire una donna su tre e un uomo su cinque

 

TIPOLOGIE

L’osteoporosi si suddivide in primaria (originale) o secondaria (conseguente ad altra patologia):

Osteoporosi primarie (95%)

Si suddividono in:

  • osteoporosi idiopatica (la forma più rara di tutte, la cui causa non è chiara[2])
  • osteoporosi di tipo I o post-menopausale (dovuta alla caduta della produzione ormonale estrogenica), che colpisce dal 5 al 29% delle donne in questo periodo della vita; interessa soprattutto le vertebre
  • osteoporosi di tipo II o senile (dovuta a varie cause, tra cui immobilizzazione, ridotto apporto di somatotropinatestosterone, calcio, magnesio, vitamina D, vitamina K e altri importanti micronutrienti, ridotta funzione dell’enzima 1a-idrossilasi che produce l’ormone attivo della vitamina D), che colpisce entrambi i sessi e si verifica a un’età più avanzata interessando fino al 6% della popolazione; nteressa tanto la colonna vertebrale quanto le ossa lunghe (es. femore, omero), il bacino ed il polso.

Osteoporosi secondarie (5%)

Principalmente si verifica in corso di malattie endocrine (morbo di Cushing, malattie della tiroide e delle paratoroidi), di neoplasie (può essere facilitata anche da alcuni trattamenti anti-tumorali), di malattie croniche (bronco pneumopatia cronica ostruttiva, diabete mellito, scompenso cardiaco), di alcune malattie reumatiche (es. artrite reumatoide) e gastrointestinali (es. morbo di Crohn, celiachia) e per assunzione cronica di alcuni farmaci (cortisonici, anti-epilettici, diuretici, eparine, anti-coagulanti orali, immunosoppressori, ormoni tiroidei, ecc.)

 

SINTOMI, DIAGNOSI, TERAPIA

L’osteoporosi si manifsta con sintomi solo quando è abbastanza grave da determinare microfratture o schiacciamento dei corpi vertebrali, con comparsa di dolore alla colonna. Nei soggetti anziani, soprattutto donne, la frattura del collo del femore può essere provocata semplicemente da un banale passo falso o dal sollevamento di un peso.

 

La diagnosi si avvale di indagini radiografiche, della mineralografia ossea computerizzata (MOC), della ricerca di metaboliti ossei nel sangue e nelle urine (test di Nordin) e, soprattutto, dell’anamnesi clinica (storia clinica ed eventuale positività familiare per fratture patologiche) ed esame obiettivo (punti dolorosi vicini al possibile punto di frattura) del/della paziente.

 

La terapia si basa sulla somministrazione di calcio, che in alcuni soggetti è in grado di rallentare il processo, ma non di curarlo. Tra i farmaci utilizzati, gli estrogeni (nelle donne in menopausa, con effetto preventivo più che curativo), gli androgeni, la calcitonina, i fluoruri; di recente utilizzo, i bifosfonati. Fondamentali, come supporto alla terapia farmacologica, un’adeguata attività fisica ed un’alimentazione equilibrata.

 

IMPORTANZA DELLE TERAPIE FISICHE

EFFETTI DELLA MAGNETOTERAPIA SUL TESSUTO OSSEO

La magnetoterapia è una metodica tradizionale, non invasiva, particolarmente indicata per la stimolazione della rigenerazione delle fratture e per rallentare il processo di diminuzione della densità ossea innescato dall’osteoporosi.

Può essere applicata in modo mirato, concentrando l’applicazione su particolari distretti anatomici, o in modo totale (total body), sottoponendo l’intero organismo all’azione benefica dei campi magnetici pulsati.

La prima modalità è applicata in caso di patologie localizzate, dovute a trauma, sovraccarico, degenerazione, e nel caso della stimolazione della guarigione di fratture.

La Magnetoterapia totale, invece, viene impiegata per la stimolazione del riequilibrio dell’intero metabolismo e può favorire il rallentamento della perdita di sostanza minerale ossea dovuta all’osteoporosi.

Per trattamenti definiti “total body” vengono in nostro aiuto particolari applicatori: la terapia avviene attraverso un materassino  in grado di emettere il campo magnetico su una superficie molto vasta. Uno dei vantaggi principali è quello di rendere possibile la terapia notturna durante il sonno.

La Magnetoterapia è efficace perché i campi magnetici pulsati (PEMF) interagiscono con le strutture cellulari, sofferenti o danneggiate, favorendo il recupero delle condizioni fisiologiche di equilibrio. Agiscono sulle membrane cellulari favorendo lo scambio ionico tra i due lati della membrana. Questo porta a ripristinare il corretto potenziale transmembrana che è fondamentale per assicurare l’apporto di nutrienti all’interno della cellula, che in tal modo torna ad una situazione di “normalità”.

In più i campi magnetici pulsati hanno un particolare effetto di stimolazione della migrazione degli ioni Calcio all’interno dei tessuti ossei, che è in grado di indurre il consolidamento della massa ossea