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DEFINIZIONE

La coxalgia o coxite è espressione di una patologia a carico dell’articolazione coxofemorale, grossa articolazione posta  tra testa del femore ed osso iliaco del bacino (acetabolo). Funziona come una sorta di giunto sferico, capace di ampia escursione e grande stabilità, in grado di trasferire il peso corporeo sugli arti, consentendo la deambulazione. Questa struttura è soggetta ad elevate pressioni durante il funzionamento, sia in stazione eretta che in movimento; la sua capacità ammortizzatrice è possibile grazie alla forma perfettamente sferica e ad una notevole lubrificazione.

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Figura 1 – Rx anca sana

TIPOLOGIE

La Coxalgia può manifestarsi in seguito a traumi, lesioni croniche da uso eccessivo (processi degenerativi) o infiammazioni acute e croniche dei tessuti articolari. Nell’adulto, può essere il campanello d’allarme di una coxartrosi (artrosi dell’anca), di un conflitto femoro-acetabolare, di una necrosi della testa del femore.

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Figura 2 – Rx coxartosi

L’artrosi dell’anca (o coxartrosi) rappresenta il 90% delle coxopatie dell’adulto: è un processo cronico-degenerativo, che provoca la scomparsa graduale dello strato di cartilagine che riveste testa di femore ed acetabolo, unitamente all’alterazione dell’osso subcondrale (subito sotto la cartilagine); è progressiva e conduce ad una limitazione articolare crescente.

Se il dolore all’anca ha esordio rapido, può essere dovuto ad infezioneartrite infiammatoriatendinite o frattura (frequente negli anziani con osteoporosi).

La coxalgia può risultare anche da una displasia dell’anca, malformazione congenita che porta gradualmente la testa del femore a dislocarsi dalla cavità aceta bolare; è dovuta ad anomalo sviluppo in epoca intrauterina, favorita da predisposizione genetica e fattori ambientali (posizione podalica del feto, lassità dei legamenti dell’articolazione ecc.).

La lussazione traumatica, evento raro, si può verificare in caso di impatto intenso (incidenti stradali che comportano l’urto del ginocchio contro il cruscotto); la testa del femore esce dall’acetabolo e la persona avverte un dolore molto intenso e l’impossibilità di muovere la gamba.

Altre possibili cause di coxalgia comprendono: periartrite (malattia infiammatoria che coinvolge i tessuti di natura fibrosa che circondano l’articolazione), osteonecrosi della testa femorale, artrite reumatoidefibromialgia e tumori ossei coinvolgenti il femore prossimale o l’acetabolo.

SINTOMI, DIAGNOSI, TERAPIA

I sintomi e segni di coxalgia, sono sostanzialmente tre: dolore, rigidità e zoppia; più raramente, presenza di scrosci, blocchi e “scatti” articolari.

Il dolore è tipicamente localizzato in sede inguinale (talvolta glutea); si può irradiare lungo la parte anteriore della coscia, fino alla faccia mediale del ginocchio. Assume carattere gravativo con il carico sull’articolazione o nei movimenti dell’arto in genere, mentre viene alleviato dal riposo. Non è presente alla palpazione, poiché l’articolazione è molto profonda.

La rigidità, ovvero la limitazione del movimento, è un disturbo tipico ed invalidante. Nelle fasi più avanzate della patologia, può comparire rigidità in extrarotazione che costringe a camminare con la punta del piede “in fuori”.

La zoppia si manifesta nel momento in cui si avverte dolore nella deambulazione, ed ha un significato “protettivo”;  ne esistono molte varianti, ma la più comune è la “zoppia di fuga” (fuga dall’appoggio, provocata dal tentativo di abbreviare l’appoggio sull’arto malato).

La diagnosi si avvale fondamentalmente della radiografia (frontale del bacino ed assiale dell’anca) Ulteriori indagini, di pertinenza specialistica, quali TAC, RM ed Ecografia, possono fornire informazioni in merito ad alterazioni specifiche all’interno della sede articolare.

Il trattamento della coxalgia prevede due diversi approcci. Una terapia conservativa, con utilizzo di farmaci antinfiammatori e riposo, e la fisioterapia (Tecar, Laser, Ultrasuoni, Magnetoterapia, Elettroterapia Antalgica), eventualmente associata ad esercizi di decaptazione della testa femorale dal tetto acetabolare. Se questi trattamenti non danno sollievo, si può prendere in considerazione la terapia infiltrativa con acido ialuronico. Quale misura di profilassi, utile una diminuzione del peso corporeo; i pazienti inoltre non devono mantenere a lungo la stazione eretta nè camminare in modo esagerato.

IMPORTANZA DELLE TERAPIE FISICHE

EFFETTI DELLA T.E.N.S. (Stimolazione Elettrica NervosaTranscutanea)

L’utilizzo della T.E.N.S. nel trattamento della coxalgia, mira fondamentalmente ad ottenere la riduzione del dolore; l’’effetto analgesico è dovuto, almeno in parte, ad una soppressione del segnale doloroso, per azione diretta sulle fibre che portano quest’informazione al sistema nervoso centrale. L’elettroanalgesia non sostituisce la terapia farmacologica ma la integra efficacemente anche se, nei casi in cui vi sia ipersensibilità ai farmaci, risulta essere l’unico rimedio al dolore.
La T.E.N.S. inoltre, troverà valida utilizzazione negli stati di ipotonia muscolare, tipici delle fasi più avanzate, soprattutto nella coxartrosi, quando si instaura ipotonia dei glutei e del quadricipite.

EFFETTI DELLA IONOFORESI

Utile anche la Ionoforesi, che permette di veicolare un farmaco antidolorifico attraverso la pelle, nella zona interessata dal processo infiammatorio doloroso, sfruttando una stimolazione elettrica.

Nella Ionoforesi, è il farmaco ad avere effetto curativo, non la stimolazione.

EFFETTI DELLA MAGNETOTERAPIA

Di recente introduzione, nell’ambito delle terapie fisiche per la coxalgia, è la magnetoterapia, questa metodica, attraverso onde elettromagnetiche pulsate che penetrano i tessuti per arrivare fino all’articolazione dell’anca, offre particolari azioni terapeutiche atte ad attenuare la riacutizzazione dell’infiammazione e del dolore che accompagna l’infiammazione. Migliora il metabolismo cellulare, promuovendo un’accelerazione di tutti i fenomeni riparatori, con netta azione biorigeneranteantinfiammatoria, atiedematosaantalgicasenza effetti collaterali.

Scopo della magnetoterapia è quello di ricaricare e rigenerare le cellule prive di forza vitale e di sedare la sintomatologia algica. Dopo qualche applicazione, il dolore si attenua ed il paziente potrà pertanto cominciare la riabilitazione passiva ed attiva dei movimenti dell’anca, che prima erano impossibili da eseguire a causa del dolore e per gli spasmi muscolo-legamentosi di riflesso.      

Risulta essere anche l’unica terapia fisica effettuabile senza controindicazioni nei portatori di artroprotesi d’anca, una volta che il processo degenerativo sia evoluto al punto tale da richiedere l’intervento chirurgico sostitutivo.

EFFETTI DELLA TERAPIA CON ULTRASUONI

L’effetto analgesico degli ultrasuoni, è dovuto all’azione del calore.

Tale metodica inoltre,  migliora la funzionalità  cellulare, agevola la riparazione dei danni ed accelera la risoluzione dei processi infiammatori.

Va peraltro ricordato che gli ultrasuoni non sono utilizzabili nelle forme infiammatorie acute, in presenza di ematomi, oppure in caso di osteoporosi.