In uno studio durato 16 anni e pubblicato recentemente sul giornale della American Heart Association, le donne affette da diabete (una condizione che di per sé le espone ad un maggior rischio cardiovascolare) potrebbero trarre beneficio per il loro cuore da una dieta ricca di pesce. Lo studio ha infatti evidenziato una maggior riduzione del rischio nelle donne che mangiavano pesce almeno cinque volte la settimana, mostrando il 64% di probabilità in meno di sviluppare malattie cardiache rispetto alle donne che se ne cibavano solo occasionalmente.
L’autore dello studio, il Dr. Frank B. Hu, nel corso di un‘intervista alla Reuters Health ha riferito di essere convinto che anche i maschi diabetici possano trarre gli stessi benefici dal maggior consumo di pesce. Il ricercatore ha inoltre confermato le raccomandazioni della American Heart Association per cui gli adulti dovrebbero consumare “almeno due pietanze di pesce la settimana”. Come ulteriore supporto a questa raccomandazione, una quantità sempre maggiore di studi ha mostrato che i pesci – specialmente pesci grassi come tonno, salmone e sardine – che contengono gli acidi grassi omega-3, hanno un potere protettivo sul sistema cardiovascolare.
Questo particolare tipo di grassi ridurrebbe infatti il rischio di aritmia cardiaca e di coagulazioni del sangue e abbasserebbe i livelli ematici dei trigliceridi, tutti fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiache. Inoltre, è stato dimostrato che chi consuma acidi grassi omega-3 va incontro ad un minor rischio di un indurimento delle arterie e di ipertensione.
Tutte le 5.103 donne incluse in questo studio avevano il diabete di tipo 2 e partecipavano al Nurses‘ Health Study dove, ogni due anni, compilavano un questionario descrivendo le loro abitudini alimentari e il loro stile di vita. Hu e colleghi, che hanno condotto la loro ricerca presso la Harvard University di Boston (Massachusetts, USA), hanno controllato le informazioni sulla dieta fornite nel periodo tra il 1980 e il 1996, verificando quali di esse avessero sviluppato malattie cardiache.
Le donne che affermavano di mangiare pesce meno di una volta al mese, risultavano avere un 30% di probabilità in più di sviluppare malattie cardiache rispetto a quelle che dichiaravano di consumarlo da una a tre volte al mese. Il rischio cresceva del 36% se il confronto veniva fatto con le donne che dichiaravano di mangiare pesce dalle due alle quattro volte la settimana. I ricercatori hanno notato che tale relazione rimaneva inalterata anche eliminando l’influenza di altri fattori di rischio. “Le donne che mangiavano più pesce, avevano generalmente una dieta più salutare ed erano più attive,” ha spiegato Hu “comunque, i risultati non cambiavano anche dopo aver tenuto conto di questi fattori”.
Le donne che hanno mostrato un minor rischio di cardiopatie ed una minor mortalità nel periodo in esame erano quelle che dichiaravano di mangiare pesce cinque volte la settimana.
In un editoriale sullo stesso argomento, il Dr. Scott M. Grundy della University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas (USA) scrive che, sebbene molti studi suggeriscano che gli acidi grassi omega-3 presenti nei pesci migliorino la salute del cuore, sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire se essi diano beneficio anche ai pazienti che hanno appena superato un infarto. Se ciò fosse vero, potrebbe essere necessario un ulteriore studio per verificare se essi possano realmente prevenire le malattie cardiache.
Prima che gli omega-3 siano definitivamente considerati parte della terapia standardizzata per le malattie cardiache, i ricercatori dovrebbero comunque assicurarsi della qualità degli attuali integratori alimentari, scrive Grundy, che non sono sotto il controllo della Food and Drug Administration.
Tratto da: Reuters Health – Fonte: Circulation: Journal of the American Heart Association 2003